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Tutta la storia
GIOVEDÌ, 13 NOVEMBRE 2008
Pagina 1 - Massa - Carrara
«Siamo fragili, la crisi può farci davvero male»
Il segretario della Cgil Patrizia Bernieri: istituzioni unite, altrimenti è finita
«A livello locale si sono fatti errori, ma ora si respira un’aria nuova Nessuno si sfili da responsabilità»
MASSA. Unità delle istituzioni e strategie chiare per il futuro del territorio. Sono queste le parole
d’ordine della Cgil in vista dello sciopero generale del 19 novembre, uno sciopero che si colloca
all’interno di un percorso più ampio che sta investendo tutto il territorio nazionale. La crisi non
interessa solamente il settore della meccanica ma si sta allargando a macchia d’olio a tutto il
territorio, gli indicatori sul commercio, il turismo e gli altri settori dell’economia locale parlano
chiaro e non sembrano certo prevedere dei miglioramenti. La Cgil per far fronte a questa situazione
ha messo in cantiere una serie di manifestazioni che culmineranno nello sciopero generale
nazionale. E proprio sulla difficile situazione che sta caratterizzando il nostro Paese con gravi
ricadute anche per la provincia abbiamo intervistato Patrizia Bernieri, segretaria provinciale della
Cgil, raggiunta telefonicamente a Roma durante il direttivo nazionale.
Il quadro occupazionale del nostro paese è preoccupante, quali sono le proposte della Cgil per far
fronte alla crisi?
«La situazione è molto pesante, basti pensare al dato sul ricorso alla cassa integrazione ma anche a chi,
lavoratore precario, non viene licenziato ma con il mancato rinnovo del contratto non si vede confermare il
posto di lavoro. In questo contesto gli interventi predisposti dal Governo sono inadeguati e insufficienti. A tal
proposito la detassazione degli straordinari e del salario di secondo livello sono soltanto una beffa».
Quali operazioni dovevano invece essere fatte?
«Sarebbe stata più opportuna un’operazione di diminuzione delle tasse a carico dei lavoratori dipendenti e
pensionati. Insieme ad un rafforzamento del contratto nazionale come garanzia rispetto alla perdita di
potere d’acquisto delle retribuzioni. Poi proponiamo un impegno diretto del governo a sostegno delle
imprese. Non a pioggia ma selezionando quelle che investono sulla qualità del prodotto e del lavoro».
Veniamo ora ai problemi che investono la nostra Provincia.
«Da noi tutto è più difficile a causa della fragilità del territorio, in questo contesto qualunque problema per
le aziende diventa più complicato da affrontare. La situazione della Eaton, che rischia la chiusura con i sui
345 dipendenti, è insopportabile. Altrettanto grave è la situazione che caratterizza le 85 lavoratrici della Ica
che rischia di aggravare un dato già di per se disastroso che riguarda l’occupazione femminile a Massa-
Carrara. Senza dimenticarci poi di Italcemnti, di Nca e dei moltissimi lavoratori “invisibili” di cui spesso non
si parla».
Quali soluzioni potrebbero esserci per queste vertenze?
«Per quanto riguarda Nca noi chiamiamo in causa direttamente il Governo che ad oggi è il proprietario di
maggioranza e crediamo che l’unico futuro che garantisca lo stesso livello occupazionale sia in termini
quantitativi che qualitativi sia nella navalmeccanica con la permanenza in Fincantieri».
Un giudizio sul ruolo delle istituzioni in questo momento.
«Sicuramente nel territorio sono stati fatti degli errori, però ultimamente mi sembra che si respiri un’aria
nuova sulle scelte più importanti. Tutti devono impegnarsi per risollevare questa situazione. È necessario
che le istituzioni locali si sintonizzino meglio con la regione rispetto agli strumenti in favore dei territori e
premano sul governo affinché anch’esso intervenga. Nessun in questo momento può sfilarsi dalle sue
responsabilità. Mi sembra però di poter dire che le istituzioni sono presenti si tratta ora di trova i modi per
essere incisivi. Per questo noi abbiamo proclamato lo sciopero generale al quale speriamo partecipi tutta la
provincia».
Quali prospettive quindi?
«Per il territorio noi crediamo che sia irrinunciabile la vocazione manifatturiera. Una volta per tutte dovremo
valorizzare ciò che abbiamo in zona industriale. Allo stesso tempo bisogna rafforzare le nostre risorse.
Penso ad esempio al marmo e al settore lapideo dove si deve necessariamente riuscire ad incrementare la
lavorazione dei prodotti in loco non permettendo di avere come dato positivo solo le esportazioni dei
blocchi. Gli strumenti ci sono basta utilizzarli, e uno di questi è il distretto. Per quanto riguarda invece il
turismo bisogna passare dal concepirlo come una risorsa per pochi a risorsa per tutti slegandolo dalla
stagionalità».
Per quanto riguarda il settore lapideo e le vertenze aperte Patrizia Bernieri si toglie poi qualche
sassolino dalle scarpe.
«Certo non aiutano alcune posizioni prese anche da illustri imprenditori del territorio, come la Porto spa,
così come non aiutano gli atteggiamenti di indifferenza e di ostilità di alcune associazioni imprenditoriali.
Allo stesso modo crediamo che il consorzio zona non si possa piegare ad una sola funzione di gestione
dell’ordinario ma deve agire concretamente per difendere e potenziare un sistema manifatturiero di qualità
e di profilo più alto rispetto all’esistente. La situazione di difficoltà in cui è piombato il territorio ha portato in
passato ad accettare in maniera benevola tutto ciò che si affacciava e questo ha provocato ulteriori ferite.
Noi riteniamo invece che si debba puntare su soggetti credibili che diano prospettive reali di lavoro».
Nicola Del Vecchio
il tirreno