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Tutta la storia
— MASSA —
TIRA una brutta aria alla Eaton: la parola usata è “esuberi” che tradotta significa ulteriore perdita di posti di lavoro. Alla
situazione ha accennato ieri sera il sindaco, Roberto Pucci, intervenendo in consiglio comunale: la paura è che sia in arrivo
un’ondata di licenziamenti. I sindacati dei metalmeccanici non rilasciano commenti: si sa solo che con l’azienda è aperta
una trattativa difficile e che un nuovo incontro tra la direzione e Fim, Fiom, Uilm e Ugl Metalmeccanici è fissato per oggi
alle 15. «Sappiamo da tempo che che la Eaton era ed è in condizioni difficili — si limita ad affermare il segretario
provinciale della Cisl, Sergio Zangolli —, ma si parlava di cassa integrazione e non di licenziamenti. Indiscrezioni circa una
certa “smania” dell’azienda di delocalizzare le produzioni circolavano già da prima dell’estate. Il problema sarebbe il
costo del lavoro, tanto che già qualche tempo fa la Eaton aveva spostato delle linee di lavorazione in Polonia».
LA CRISI viene da lontano. Tant’è che il 26 marzo 2007 fu siglata in Provincia una intesa tra sindacati e azienda sul «Piano
di risanamento e rilancio» presentato dalla multinazionale. Il piano confermava la necessità di tagliare ulteriormente
l’organico di una cinquantina di addetti (mobilità per impiegati e operai) ma nel contempo assicurava la volontà di
consolidare lo stabilimento massese che produce componentistica per auto. Nel 2000 Eaton Massa aveva 570 addetti, nel
2007 era scesa a 375, dopo l’ultimo “snellimento” (60 mobilità) del 2006. Nell’accordo si parlava di 50 ulteriori esuberi e
oggi la situazione si sarebbe aggravata. Il piano descriveva una situazione di forte difficoltà di mercato per il settore
“automotive” della Eaton, causato da aumento dei costi (materiali, energia, lavoro) e da «sconti» a cui è stata costretta la
Compagnia per gestire la propria competitività.