Menu principale:
Tutta la storia
GIOVEDÌ, 02 OTTOBRE 2008
Pagina 1 - Massa - Carrara
Eaton spazzerà via almeno 150 dipendenti
La crisi è grave: 40% di commesse in meno. Forse è l’anticamera della chiusura
Sindacati presi alla sprovvista. La notizia giunta in città come fulmine a ciel sereno
ALESSIO ORSINGHER
MASSA. Tra coloro che stan sospesi, nel peggior bilico immaginabile. Il destino dei 375 operai della
Eaton oscilla tra l’alienazione della fabbrica ed un maxi licenziamento che porterebbe alla
diminuzione del 50% degli impieghi.
In soldoni, centinaia di famiglie senza un reddito sicuro a fine mese.
La notizia è arrivata alle orecchie degli operai ufficialmente solo ieri, anche se, assicurano Alessio Castelli,
segretario provinciale della Fiom Cgil, e Domenico Bianchini, membro delle Rsu, nell’ultima settimana si
rincorrevano bisbigli strani. Ma in sostanza anche i sindacati sono stati presi alla sprovvista da questa
drammatica notizia di tagli così pesanti. Tagli che - mormora già qualcuno - forse non sono altro che il
preludio verso la fase due, la peggiore: la chiusura dello stabilimento massese. I sindacalisti non vogliono
neanche prender ein cosniderazione una simile evenienza, ma i trascorsi apuani autorizzano i pensieri più
lugubri in materie di fabbriche che chiudono i battenti.
«Anche se mai avremmo potuto immaginare le proporzioni di questo fenomeno», ammettono intanto i
sindacati.
All’assemblea svoltasi nel pomeriggio hanno partecipato anche Franco Borghini di Uil Uilm, Marco Battistini
di Fim Cisl, Bruno Quieti, consigliere comunale Pdl e segretario metalmeccanico dell’Ugl. Ma soprattutto,
nello stabilimento di Via Aurelia, chi è accorso in massa sono proprio loro, i lavoratori.
«Mai vista tanta lucidità e consapevolezza», spiega Castelli. Due ore per ascoltare le relazioni del gruppo
dirigente, fare un quadro della situazione, cercare di definire il percorso da seguire. Che sarà in salita,
inevitabilmente.
«Volume di affari in calo? È vero, le difficoltà ci sono. Il nostro prodotto principale, le punterie meccaniche
(che permisero all’azienda di aprire i battenti), era richiesto con assiduità da marchi come Fiat, ed aveva
permesso di mantenere standard costanti pure in periodi di flessione. Adesso questo discorso non vale più:
i dirigenti hanno affrontato l’argomento con la drammaticità del caso, ma siamo convinti che anche loro
abbiano dovuto subire passivamente le scelte».
Di chi? Castelli e Bianchini la risposta la conoscono benissimo: «Le multinazionali dettano legge. In questo
caso una società americana, che in patria si confronta con tracolli e crisi dei mutui. E allora lasciano che la
loro scure si abbatta sui chi lavora».
L’analisi dei sindacati guarda in una direzione: l’origine della decisione. «Alla base c’è la politica, legata
all’economia, certo. Ma pur sempre politica dei grandi numeri. E noi chiediamo alle istituzioni locali di farci
capire da parte stanno, se col profitto o con i dipendenti».
Già da oggi, infatti, partiranno le richieste di incontri col sindaco di Massa Roberto Pucci, il presidente della
Provincia Osvaldo Angeli e il prefetto Carlo Striccoli. La richiesta è quella di «promuovere azioni concrete di
difesa, valorizzazione, e ricollocamento delle professionalità esistenti».
Per adesso non è aperta alcuna trattativa: si attendono risposte definitive dalla proprietà. Il futuro appeso
ad un ramo quasi spezzato viene sorretto con forza dagli operai: «Continueremo a lavorare regolarmente,
non ostacoleremo la produzione. Questo per non dare alibi di alcun tipo a chi intende chiudere la fabbrica».
Sacrifici calati in tavolo, in una partita dove, purtroppo, le mosse vengono decise da altri.
«I colleghi in assemblea hanno chiesto: come è possibile proseguire normalmente? È quasi impossibile,
ma doveroso. Ci ha sempre contraddistino grande serietà: l’avevamo dimostrata venendo in fabbrica anche
il sabato e non richiedendo da cinque anni altre contrattazioni di secondo grado. Ora è l’ennesima prova di
lealtà».
Non è la prima volta che lo spettro della disoccupazione invade la Eaton. Negli anni precedenti, ondate di
malcontento si sommavano a vecchi problemi mai risolti.
«È desolante sapere solo ora ciò che invece la multinazione aveva chiaro fin dall’estate. Hanno aspettato
la fine delle ferie per comunicarcelo», concludono i rappresentanti sindacali.
I metalmeccanici di Eaton non sono i soli a remare controcorrente: «La Ica di Pallerone con 90 donne, i
Nuovi Cantieri Apuania con diverse centinaia di persone. Rischiamo di piombare nell’abisso».
Vero, verissimo. Non sarà facile condurre la nave in porto: i dependenti lo sanno. Come sanno che quando
le decisioni piovono dall’alto, e senza il giusto preavviso, si viene spazzati via in un battibaleno. “Vuolsi così
colà dove si puote ciò che si vuole”, diceva qualcuno...
iltirreno