Vertenza Eaton


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Eaton a rischio chiusura

Storia della Eaton

Eaton chiude a Massa, a rischio anche Monfalcone
IN DIFFICOLTÀ
Preoccupazione tra i 340 lavoratori per il futuro del sito. Il sindaco convoca i sindacati
L'INDUSTRIA
Voci insistenti dicono che lo stabilimento di via Bagni Nuova potrebbe seguire la stessa sorte di quelli toscano e piemontese

Dopo quello di Massa, anche lo stabilimento Eaton di Monfalcone, 340 dipendenti, a rischio chiusura nell'ultimo trimestre nel 2009. È questa la notizia che rimbalza dalla Toscana, dove Eaton sta chiudendo e mettendo in mobilità 350 lavoratori, dopo aver già dismesso due anni fa il sito di Rivarolo Canavese, licenziando oltre 200 addetti. Stando a notizie che vengono dalla Toscana, a margine delle iniziative sindacali, l'azienda avrebbe dichiarato le proprie intenzioni di abbandonare del tutto l'Italia entro la fine del prossimo anno nel primo incontro sulla crisi di Massa tenuto al tavolo del ministero dello Sviluppo economico. In pericolo ci sarebbero quindi anche gli stabilimenti di Monfalcone, dove si sta ricorrendo alla cassa integrazione ordinaria per fare fronte al calo delle commesse dovuto alla crisi del mercato dell'auto, e Bosconero, in Piemonte. Dopo un incontro svoltosi al ministero a Roma, da notizie uscite da fonti sindacali locali si affermava che per la multinazionale la previsione era la cessazione della produzione. E non solo nello stabilimento apuano, ma anche in quelli di Monfalcone e Bosconero. Un abbandono completo dall'Italia che sarebbe stato confermato dal direttore generale di Eaton Automotive Europe Carlo Ghirardo. Per questo il governo si è impegnato per aprire un altro tavolo di trattative, nazionale fra le organizzazioni sindacali dei tre stabilimenti (in Toscana, Piemonte e Friuli Venezia Giulia) e l'azienda.
Di fatto, già dal primo ricorso alla cassa integrazione ordinaria deciso a fine estate e a fronte di quanto stava accadendo a Massa, le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm avevano sollecitato l'apertura di una vertenza nazionale per comprendere cosa intendesse fare Eaton complessivamente in Italia e rispetto gli altri stabilimenti europei. Quello tedesco di Nordhaussen e quello polacco, realizzato per avere una capacità produttiva doppia rispetto quello di Monfalcone, ma il cui prodotto, sempre valvole per automobile, sarebbe più "povero" e quindi tarato su un mercato diverso.
Nel verbale d'incontro al ministero dello Sviluppo economico, che sarebbe però poi perlomeno in parte disconosciuto da Eaton, si legge comunque che i rappresentati dell'azienda, dopo aver illustrato le difficoltà che sta attraversando il mercato in generale e quello dell'automotive in particolare, "hanno motivato la cause della crisi con la forte crescita del costo delle materie prime e con la sempre più agguerrita concorrenza proveniente sia dai Paesi dell'Est e Far East, sia dagli Usa".
Inoltre il mercato è in forte declino e quella attuale sembra essere la crisi più grave degli ultimi dieci anni, ha aggiunto l'azienda. "In tale scenario, nonostante i tentativi fatti, si sono registrate pesanti perdite dal 2003 (salvo il 2004) e allo stato attuale - prosegue il verbale - la Eaton non é più in grado di mantenere aperto lo stabilimento di Massa e altre proprie unità in altri Paesi".
Intanto il nuovo incontro al ministero allargato all'intero gruppo in Italia è slittato dal 10 al 17 novembre. Pare però che al tavolo la società ci sarà.
Anche il sindaco Gianfranco Pizzolitto esprime preoccupazione per la situazione dello stabilimento di via Bagni Nuova e preannuncia la convocazione di un incontro con i rappresentanti dei lavoratori per fare un punto della situazione che, sottolinea, "va attentamente monitorata". Le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm la scorsa settimana hanno già avuto un confronto con l'assessore provinciale al Lavoro Marino Visintin, che in settimana dovrebbe quindi incontrare le Rsu della fabbrica, che venerdì tornerà a chiudere a causa del nuovo ricorso alla cassa integrazione ordinaria (altri 23 giorni in tutto) concordato per fare fronte allo scarico di lavoro provocato dal calo delle vendite di automobili. Tutti i lavoratori saranno poi a casa dal 12 al 31 dicembre, ricorrendo però a permessi e ferie. (la.bl.)

Dall'azienda solo una smentita verbale
Il sindacato chiede risposte certe: forse le avrà il 17 novembre al ministero

La possibilità di arrivare a una chiusura dello stabilimento di Monfalcone al momento viene smentita dai rappresentanti di Eaton, perlomeno verbalmente. "Ho parlato con il responsabile del personale dell'azienda in Italia - riferisce il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto - che ha sottolineato l'infondatezza della questione". I rappresentanti sindacali hanno chiesto però una smentita in forma scritta all'azienda e sperano che sia fornita nell'incontro da tenere a livello locale, nella sede dell'Assindustria di Gorizia, per una verifica già programmata della situazione o in quello del 17 novembre al ministero dello Sviluppo economico.
Il sindacato ricorda bene del resto la vicenda della chiusura di Rivarolo Canavese. "Eaton non brilla certo per affidabilità", afferma Casotto, che pure rileva come lo stabilimento di Monfalcone, dove la società ha continuato a investire quest'anno per migliorare ed efficientare la produzione, sia "sano" e il suo fatturato ancora in positivo. Ad aumentare le preoccupazioni dei lavoratori di Monfalcone, espresse anche in alcuni blog, in queste ultime settimane c'ha pensato del resto anche il fatto di aver trovato il curriculum del direttore dello stabilimento in internet. Non un buon segnale, anche se la società ha provveduto a effettuare le assunzioni necessarie dopo che alcuni tecnici se ne sono andati.
In nessun documento ufficiale della società per altro compare la previsione della dismissione degli altri stabilimenti italiani. Nel report relativo al terzo quarto del 2008 consegnato alla Sec (la Securities and exchange commission, l'organismo di controllo della Borsa) la società parla della debolezza del mercato dell'automotive a livello mondiale e conferma la chiusura dello stabilimento di Massa, indicandone il costo complessivo in 21 milioni di euro. E una comunicazione specifica rispetto la chiusura di Massa è stata pure effettuata alla Sec.
Messaggero Veneto, 09 novembre 2008

MONFALCONE
Crisi Eaton: l'azienda rassicura, ma restano le preoccupazioni

MONFALCONE. Lo stabilimento Eaton di Monfalcone non sarà chiuso. Lo ha affermato, a voce, la stessa azienda ai rappresentanti sindacali, che hanno però anche chiesto che l'assicurazione venga tradotta in forma scritta e consegnata nel corso dell'incontro programmato e previsto per la prossima settimana, utile per la verifica della cassa integrazione.
Nonostante l'assicurazione verbale dell'azienda (che non avrebbe nemmeno parlato di esuberi), permane una profonda preoccupazione tra lavoratori e sindacati dello stabilimento di via Bagni Nuova, soprattutto a fronte della crisi strutturale internazionale, delle voci di chiusura che stanno girando in questi giorni e della invece concreta chiusura dello stabilimento Eaton di Massa (dove 345 operai potrebbero essere messi in mobilità).
A Monfalcone invece, nello stabilimento che conta 340 dipendenti, per far fronte al calo di lavoro, si sta ricorrendo a periodi di cassa integrazione così come già fatto nel corso dell'estate. Da lunedì a venerdì lavoreranno tutti, ma da sabato comincerà la prima settimana di cassa del nuovo periodo, mentre il 12 dicembre lo stabilimento chiuderà per le feste di Natale, utilizzando prima i permessi e poi le ferie fino al 31 dicembre.
"Poi si vedrà, anche in base a ciò che ci diranno nel corso dell'incontro - dice Livio Menon della Fiom Cgil -. È indubbio che il mercato dell'auto è in crisi con un calo delle vendite del 18-20%. Eaton dice che ci sarà una ripresa nel 2009, ma personalmente sono un po' titubante. La preoccupazione quindi c'è ed è normale. Ci è stato ribadito che la crisi è congiunturale e strutturale, ma abbiamo già chiesto una vertenza di gruppo, più che altro per capire la situazione per Massa".
Sulla necessità di monitorare la crisi di Eaton concorda anche il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, che ha già previsto di convocare per i prossimi giorni un incontro con i sindacati per capire la situazione. "Non è la prima volta che lo stabilimento si trova al centro di una fluttuazione negativa. Siamo in una bufera che coinvolge ampiamente tutti, ma la logistica del nostro territorio - dice - può essere uno strumento per reggere più di altri. Penso che, dopo la bufera, tornerà il sereno perché siamo posizionati in modo ottimale".
Afferma che grande attenzione deve essere riservata anche alla situazione di Fincantieri, industria portante dell'economia cittadina. "La crisi pone in discussione le prospettive di Fincantieri, anche se si presume che nel giro di qualche anno ci sarà una schiarita. Non voglio quindi essere pessimista - prosegue -. Fincantieri è concorrenziale e il momento di perplessità è portato da cause esterne. La crisi è vera, è strutturale, causata da uno squilibrio globale tra il mondo americano non abituato a risparmiare e ora a corto di liquidi e il mondo e mercato cinese che invece è ricco di denaro liquido. Da non dimenticare, poi, che alcune banche hanno gestito la cosa in modo "allegro". Comunque, se il mercato crocieristico caraibico è vicino alla saturazione, prospettive nuove si aprono per il mercato orientale e medio-orientale. Credo che Fincantieri abbia risorse e competenze per restare concorrenziale".
In ogni caso il primo cittadino non dimentica di osservare che rispetto all'industria di diversificazione ci sono punti di debolezza e ricorda le vicende Ineos, Finmek, Reggiane. "Vicende che indicano che non c'è un consolidamento affidabile e a ciò si aggiunge la presenza di gruppi finanziari la cui vocazione speculativa - conclude - è presente. Non c'è da stare allegri".
Il Piccolo, 12 novembre 2008

RISCHIO DI CHIUSURA
Crisi Eaton, Pizzolitto va in Confindustria

Il sindaco Gianfranco Pizzolitto incontrerà prima la Confindustria isontina e poi i rappresentanti sindacali dei lavoratori per fare il punto sulla situazione dello stabilimento Eaton Automotive di Monfalcone. La tempistica è stata dettata dalla convocazione del nuovo incontro, allargato al gruppo, al tavolo del ministero dello Sviluppo economico a Roma lunedì prossimo. Il sindaco ha quindi deciso di attendere l'esito del nuovo confronto, sentendo prima i rappresentanti degli industriali. "Mi muoverò su un doppio binario, come ho sempre fatto - spiega Pizzolitto - per verificare quanto ci sia di vero nelle voci preoccupanti che arrivano dalla Toscana, dove la società ha deciso di chiudere lo stabilimento di Massa, mandando a casa i 355 lavoratori della fabbrica". L'esecutivo del Pd cittadino intanto esprime la sua preoccupazione per la situazione venutasi a creare alla Eaton di Monfalcone, "dove 350 persone rischiano di perdere il posto di lavoro e che già attualmente sono in cassa integrazione".
"Siamo consapevoli che la crisi del settore automobilistico è forte - afferma l'esecutivo del Pd -, con gli indici di vendite in picchiata, con la chiusura dello stabilimento di Massa Carrara preceduto due anni fa dalla chiusura dello stabilimento di Rivarolo Canavese, ma ci poniamo il problema di come dare speranza a quei lavoratori e alle loro famiglie". Il Pd ritiene si debba affrontare anche questa situazione con le istituzioni e si impegna, "senza dare false illusioni", affinchè il tutto si risolva nel miglior modo possibile. "Non neghiamo che non aiuta il fatto che la Eaton sia una società con il comando operativo in Usa - conclude il Pd - dove sappiamo tutti che la crisi è strutturale, vedi General Motors o Ford, ma auspichiamo che per lo stabilimento di Monfalcone non venga coinvolto in questa purtroppo dolorosa ristrutturazione del gruppo".


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