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GIOVEDÌ, 20 NOVEMBRE 2008
Pagina 2 - Massa - Carrara
La città applaude gli operai tante saracinesche
abbassate
Ai margini del corteo. «Siamo con voi», grida una donna dalla finestra, luci spente e porte chiuse nelle
boutique del centro. La Fiom: la città ha capito
MASSA. Si allunga sull’Aurelia il grande corteo dei lavoratori. Ai margini della strada c’è chi
applaude, le saracinesche dei negozi si abbassano, da officine e uffici si affacciano in tanti. negozi.
Anche le finestre delle case si aprono lentamente. Da una di esse fa capolino una donna: in mano
ha uno straccio per pulire, lo depone a terra e guarda la folla: «Siamo con voi», dice forte. È uno dei
segni di forza della manifestazione di ieri, seguita con simpatia dalla città. Che ha anche sopportato
senza proteste i grossi problemi di traffico provocati dal corteo.
I titolari di un bar di Romagnano chiudono per qualche momento il locale, in segno di «rispetto per il
dramma di tanti concittadini». Altrettanto faranno, in centro, molti altri negozi.
Poco più avanti, alla fermata degli autobus, una signora si spinge quasi fin dentro il corteo. «Chi ci darà da
mangiare adesso?», afferma con gli occhi lucidi e le mani che tremano. E non per il freddo di una mattina di
pieno autunno.
Ma è dentro al corteo, fra cori e striscioni, che si raccolgono le istantanee dei volti di chi la crisi la sta
pagando sulla propria pelle.
Iacopo, operaio di Eaton, alle nove meno venti corre come una saetta tra un gruppo di colleghi e l’altro. In
mano ha un necrologio: “Il giorno 9 ottobre è venuta a mancare all’affetto dei suoi cari Eaton srl. Ne danno
il triste annuncio i 345 dipendenti”. Al lutto si asscociano i lavoratori dell’indotto, ovvero di quelle micro
imprese che gravitavano nell’orbita della multinazionale di Cleveland.
E’ il caso della Nicma: 360 dipendenti in tutta Italia, 16 a Massa. Si occupano della movimentazione del
materiale nella fabbrica e gestiscono il servizio di pulizia. Tra loro, anche tre donne. «La nostra situazione è
drammatica: venerdì ci hanno notificato le lettere di sospensione. In questo momento siamo ancora
formalmente assunti, ma non percepiamo stipendio», racconta un uomo. E per le maestranze di Nicma le
cose vanno ancora peggio: niente ammortizzatori sociali, contratto e mansione non rendono obbligatorio il
pagamento dei contributi. Stiamo parlando dell’unica azienda dell’indotto con tre turni di lavoro operativi, e
convivenza giornaliera con gli operai di Eaton. La scelta di smantellare li trascinerà nel baratro: non
basterà, per loro, un accordo di programma: era necessario un dietrofront sulla chiusura. Un miraggio,
ormai.
Arrivano dalla Lunigiana, invece, le donne della Ica di Pallerone. Sono partite prestissimo, in auto, per far
sentire la loro voce. «Abbiamo appreso di un ipotetico piano industriale solo dalla stampa. E’ vergognoso:
abbiamo figli da mantenere, mutui da pagare, e nessuno si decide a parlarci con chiarezza. Prima c’era
tanta tristezza, ora è subentrata la rabbia», spiegano con un fil di voce.
Le tute blu di Eaton dovranno aspettare ancora: la mobilità non è stata fermata, il tavolo istituzionale
potrebbe far intravedere qualche spiraglio. Anche se c’è chi, è logico, si sta guardando intorno per cercare
nuovi impieghi.
Quando il corteo arriva in città sono passate da poco le 11: molti esercizi di viale Chiesa hanno le luci
spente. Massimo Lazzarelli, titolare dell’omonima catena di boutique, è sulla porta: «Riapriremo al termine
del passaggio», dice. Come lui la gioielleria Salvini, Oleggini ed altri ancora. H20 e Gino Beghini resteranno
chiusi per l’intera mattina. E’ l’adesione del commercio al dettaglio, mentre nei centri della grande
distribuzione lo sciopero non arriva.
«Massa ha capito», commenta il segretario Fiom Alessio Castelli sintetizzando la soddisfazione di tutte le
componenti sindacali per la riuscita dello sciopero e per il coinvolgimento della città.
Alessio Orsingher