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Tutta la storia
— MASSA —
TIRRENIA in campo con le maglie “Eaton - U.S.A. & getta” in segno di solidarietà con i 345 lavoratori licenziati. E’
accaduto ieri in occasione della partita di prima categoria tra Tirrenia e Pian di Coreglia nell’impianto di viale Repubblica,
ai Ronchi. La Tirrenia è una società attenta al sociale: sul suo campo, infatti, ospita anche la Galeotta, la squadra di terza
categoria che coinvolge anche alcuni detenuti della casa circondariale di Massa. E non è rimasta indifferente neppure di
fronte al dramma delle 345 famiglie Eatom.
SUI CASI Eaton, Ica e Nca interviene Nicolò Menchelli del Comitato politico nazionale del Partito comunista dei lavoratori,
secondo il quale lo scopo delle multinazionali «è come al solito spremere il territorio come un limone per poi delocalizzare
l’azienda. La parola nazionalizzazione — prosegue — in questo momento viene utilizzata solo per salvare le banche in crisi
a causa della cattiva gestione dei manager che rimangono impuniti». Menchelli nota che «lo sciopero dei metalmeccanici è
stato un piccolo segnale di solidarietà verso gli operai licenziati, molte persone hanno snobbato la manifestazione non
riuscendo a capire le ragioni della protesta». E «la manifestazione in sordina fa perdere credibilità alle organizzazioni
sindacali e porta gli operai alla rassegnazione. Non dobbiamo aspettare novembre per uno sciopero generale della
Provincia, dovevamo farlo subito». E una proposta: «Un colpo alle istituzioni e al Governo sarebbe la consegna dei
certificati elettorali al prefetto, come segno di profonda sfiducia nei confronti della politica locale».
LA RESPONSABILE delle politiche del lavoro del Prc, Nadia Bellè, replica ad Assindustria: «Eaton è una loro affiliata ed è
la figlia e la beneficiaria degli spazi e degli immobili della precedente crisi economica del territorio e dovrebbe rispondere
al codice etico di Confindustria». Secondo Bellè «l’incidenza dei costi delle maestranze (che peraltro si sono viste
riconosciute in busta un premio di risultato) non rappresenta la reale motivazione della delocalizzazione». E Assindustria
«gioca sulla pelle dei lavoratori la carta irresponsabile dello “scarica barile” sulle istituzioni». L’errore delle istituzioni c’è
stato «ma è consistito nel non porre vincoli e verifiche pressanti alla classe imprenditoriale». Bellè giudica a Confindustria
«confusa e contraddittoria nell’esprimere gli elementi di debolezza del sistema delle infrastrutture: parla delle bonifiche
dimenticando che gli inquinatori sono stati i suoi associati e che per Eaton, nonostante non vi siano problemi di bonifica,
assistiamo ad una smobilitazione completa. Ridicolo il richiamo a flessibilità, formazione, efficienza e competitività. La
formazione continua è di competenza delle aziende. Per la flessibilità, gli operai della Eaton l’hanno vissuta sulle loro
spalle».