Vertenza Eaton


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EATON Conferma chiusura ma si impegna per reindust

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MARTEDÌ, 18 NOVEMBRE 2008
Pagina 1 - Massa - Carrara
Eaton non torna indietro: l’azienda chiude
Ma c’è un’apertura sulla re-industrializzazione e si tratta ancora sulla mobilità
Tensione al vertice al ministero il governo lancia un accordo di programma per lo stabilimento
MASSA. Una riunione lunga (oltre tre ore), tesa, un confronto serrato e difficile. Risultato? Eaton
conferma che lo stabilimento di Massa chiuderà; annuncia che non ha in programma di cessare la
produzione negli altri due centri, in Piemonte e Friuli; promette di impegnarsi a favorire la reindustrializzazione
dell’area apuana. E apre a una trattativa sugli ammortizzatori sociali. Non è poco,
ma non è quello che lavoratori e territorio chiedevano.
«Eaton deve restare», insomma, appare sempre di più uno slogan impraticabile. Mentre diventa, invece,
più concreta (anche se tutta da costruire) la soluzione B: l’azienda se ne va ma, assieme al governo e agli
enti locali, agevola l’arrivo di un’altra industria.
«Non è stato un incontro soddisfacente - commenta Marco Battistini di Fim Cisl - non c’è alcuna
disponibilità a sospendere la procedura di mobilità, l’unico risultato ottenuto è l’impegno di Eaton a mettere
a disposizione le aree per nuovi insediamenti e la volontà del governo di mettere a punto un accordo di
programma per la crisi».
Ed è proprio la formula “accordo di programma” l’altra novità uscita dall’incontro di ieri al ministero dello
Sviluppo economico.
Una novità importante, dice il sindaco Roberto Pucci che ha partecipato al tavolo. «Con questo accordo -
spiega - governo e Regione metteranno a disposizione risorse economiche e agevolazioni per concorrere,
assieme a Eaton, alla ri-utilizzazione dello stabilimento a scopi industriali».
In altre parole, la multinazionale sarebbe pronta a cedere l’area di via Aurelia non gratis ma a condizioni
vantaggiose e, attraverso un’agenzia di rating, proverà a cercare aziende disponibili a insediarsi a Massa.
Che troveranno anche agevolazioni dagli enti locali.
Già, ma i lavoratori? «Accetteremo solo soluzioni che diano occupazione a tutti i 350 dipendenti», dicono in
coro i sindacati. «E siccome per operazioni come queste - sottolinea Alessio Castelli della Fiom - occorre
tempo, è necessario che la procedura di mobilità venga sospesa e che soltanto dopo la definizione di un
piani credibile di re-industrializzazione si avviino gli ammortizzatori sociali. Ma restiamo preoccupati: di piani
non rispettati ne abbiamo già visti troppi».
Franco Borghini della Uilm: «Il ministero ha confermato che la versione “valida” del verbale del precedente
tavolo è quella di Eaton. Ossia: cassa straordinaria e un mese di mobilità. Se non ci saranno novità su
questo versante, il 23 dicembre ci saranno 345 senza lavoro in più sul territorio».
Per fermare il timer che porta ai licenziamenti, il tavolo romano ha proposto una commissione territoriale,
coordinata dal Comune di Massa per avviare nuove trattative sindacati-azienda e trovare un accordo su
tempi e modi di utilizzo degli ammortizzatori sociali. Anche questa una strada difficile.
Marco Andreani presidente del consiglio comunale appare più ottimista: «Mi pare sia cambiato
l’atteggiamento dell’azienda che deve avere capito che non può andarsene via licenziando e chiudendo ma
deve impegnarsi alla re-industrializzazione dell’area».
In serata si fa sentire anche la voce di Eaton. Un comunicato che dice: «La direzione di Eaton,
confermando la necessità di cessare l’attività nello stabilimento di Massa, ha dichiarato la propria
disponiblità a collaborare con i sindacati anche con il concorso degli enti locali per realizzare un processo
finalizzato a garantire il riutilizzo dell’area e a promuovere nuovi insediamenti industriali che possano dare
positiva soluzione al problema occupazionale».
Claudio Figaia


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