Vertenza Eaton


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EATON ipotesi di accordo ma vincolata a reindustrializ

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VENERDÌ, 12 DICEMBRE 2008

Eaton, accordo sulla cassa integrazione

Due anni di ammortizzatori sociali con 18mila euro di incentivi
Trattativa fiume tra azienda e sindacati (17 ore, fino alle 3 del mattino). Poi l’intesa
MASSA.Oltre 17 ore di trattative fra tensioni, punti di rottura superati a fatica, impasse. Infine
l’accordo, anzi l’«ipotesi» d’accordo, sugli ammortizzatori sociali per i 350 dipendenti di Eaton. Che
consiste nell’impegno dell’azienda a ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per 24 mesi
integrando tale forma di retribuzione con un sostegno di 18mila euro in due anni. Circa 750mila euro
al mese. «Il massimo che si poteva ottenere in questa fase. Abbiamo evitato che il 23 arrivassero gli
avvisi di messa in mobilità» è il commento dei sindacati.
Ma la bozza di accordo scaturita dalle trattative fiume - che si sono svolte nella sede dell’Associazione
industriali a Carrara - è solo un pezzo di una trattativa più ampia: quella che dovrebbe portare alla reindustrializzazione
dell’area Eaton e, quindi, a ridare lavoro ai suoi ormai quasi ex dipendenti.
L’ipotesi di accordo raggiunta la notte scorsa (l’incontro è finito alle 3 del mattino) fra Eaton e Fiom, Fim,
Uilm, Ugl è stata approvata ieri pomeriggio dall’assemblea dei lavoratori. Il pacchetto sarà portato, lunedì, al
tavolo in cui sindacati e azienda si incontreranno di nuovo. Questa volta con il ministero, la Regione e il
Comune. Per affrontare, appunto, il secondo pezzo della questione: quello della reindustrializzazione. Se
da quella riunione uscirà un risultato positivo (la messa a punto di «un percorso», così viene definito, per
attrarre nell’area Eaton un’altra industria di pari dimensioni che assorba tutti gli attuali dipendenti) allora
l’accordo (quello di ieri) verrà ratificato con la Provincia, ente che ha la competenza di avviare le richieste di
cassa integrazione.
Le organizzazioni sindacali chiedevano 20mila euro in due anni come sostegno al reddito dei lavoratori. Ne
hanno ottenuti 18mila. La loro proposta puntava anche ad ottenere 20mila euro lordi come «incentivo
all’esodo»: una misura a favore di quegli operai (o impiegati) che sceglieranno, volontariamente, la mobilità,
e quindi l’uscita dalla fabbrica. La cifra uscita dalle trattative per questo incentivo si è ridotta a 10mila euro.
Come contropartita, Eaton ottiene la «pace sociale» - per due anni i lavoratori hanno la busta paga
garantita - e la “restituzione” dello stabilimento. Dal giorno della sigla ufficiale sull’accordo (lo ripetiamo, per
ora solo sottoscritto come «ipotesi»), l’azienda potrà disporre dei macchinari all’interno della fabbrica. Il
presidio all’ingresso di Eaton, invece, rimarrà. Anche se soltanto in forma simbolica.
«Sono cautamente ottimista sull’esito di questa trattativa - dice Marco Battistini, segretario di Fim Cisl -.
Per quanto riguarda il sostegno al reddito dei lavoratori e, soprattutto, per avere evitato l’avvio dei
licenziamenti il 23 dicembre, credo che si sia ottenuto il massimo, date le circostanze. Il problema è, però,
quello della reindustrializzazione. Noi non vogliamo una nuova azienda che occupi 50 persone, vogliamo
che al posto di Eaton arrivi un’industria delle medesime dimensioni».
Spiega Alessio Castelli, segretario della Fiom: «Questo risultato riguarda la parte sindacale della vertenza,
la completezza dell’accordo si avrà solo dopo il tavolo del 15, quando si discuterà del futuro industriale di
quell’area e della ri-collocazione dei lavoratori. Se da queste trattative, che coinvolgono anche le istituzioni,
uscirà una garanzia sulla re-industrializzazione, bene allora giudicheremo quello di ieri un buon accordo.
Prima che questo percorso sia completato, non è possibile esprimerci».
Per Franco Borghini, segretario dei metalmeccanici Uil l’ipotesi di accordo raggiunta con Eaton e accettata
dall’assemblea dei lavoratori «è un passaggio importante di un percorso più ampio che deve portare a
mantenere un futuro industriale per l’area Eaton e per i lavoratori. Il sindacato ha oggi costruito un pezzo di
questo pacchetto. Ora dovranno essere il governo, la Regione, il Comune e l’azienda, ognuno per le sue
competenze, a costruire gli altri pezzi».

Claudio Figaia


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