Vertenza Eaton


Vai ai contenuti

EATON o reindustrializza o non c'è accordo

Tutta la storia

di ANNA PUCCI

EATON: i sindacati hanno avanzato una controproposta, dichiarandosi disponibili a firmare un accordo con l’azienda per la
cassaintegrazione straordinaria del personale. Ma con precise condizioni: sostegno al reddito rispetto alle indennità Inps e
impegni per la ricollocazione tramite reindustrializzazione. E’ questa, secondo Alessio Castelli della Fiom Cgil, la
principale novità dell’incontro svoltosi ieri mattina in Provincia, convocato dall’assessore al lavoro Raffaele Parrini
nell’ambito della procedura di mobilità dei 345 addetti aperta dall’azienda il 9 ottobre, quando ha comunicato la
decisione di chiudere la fabbrica il 31 dicembre prossimo. La riunione è stata sospesa a fine mattinata e le parti hanno
concordato di rivedersi nel pomeriggio, alle 17.30, per la replica dell’azienda. Mentre scriviamo il confronto è in corso.
IN SOSTANZA, i sindacati sono disponibili a firmare non la chiusura dell’azienda ma un documento che, nel prendere atto
che Eaton cessa l’attività automotive, apra le porte alla cassa integrazione straordinaria e contenga precisi impegni
dell’azienda per la reindustrializzazione, anche tramite terzi, e la ricollocazione del personale. Il tutto sul modello di
quanto avvenuto per la Elettrolux: chi dovesse reindustrializzare, deve impegnarsi a mantenere occupati gli ex addetti
Eaton almeno per tre anni. Sul fronte del sostegno al reddito, precisa Castelli, «abbiamo chiesto all’azienda di erogare
20mila euro netti a quei lavoratori che accettino, entro i primi tre mesi dalla firma dell’accordo, di lasciare il posto
passando alla mobilità. Per tutti i lavoratori che invece sceglieranno di restare a libro paga di Eaton, si chiede la cassa
integrazione straordinaria per due anni, sostenuta dall’azienda con 20mila euro lordi totali da erogare mensilmente». I
lavoratori in cassa integrazione saranno quelli per i quali Eaton dovrà impegnarsi a trovare una collocazione, affidando a
una società di scouting la ricerca di un investitore per l’area di via Aurelia Ovest. Secondo i sindacati, aggiunge Castelli,
l’accordo non potrà che essere complessivo: sullo stesso piatto cassa integrazione, sostegno al reddito, mobilità
incentivata su base volontaria e impegno alla reindustrializzazione. L’accordo consentirebbe all’azienda di recuperare
subito i macchinari, fermi ormai da due mesi nello stabilimento di via Aurelia Ovest.
L’AZIENDA si è riservata di dare una risposta nell’incontro del pomeriggio. Nel frattempo ha puntualizzato la sua
disponibilità per quanto riguarda aree e capannoni (circa 70mila metri quadrati, la metà coperti). Il valore immobiliare
attribuito al complesso è di 21 milionidi euro: Eaton potrebbe fare uno sconto del 20% al futuro acquirente. Secondo i
sindacati il prezzo resta troppo alto per incoraggiare nuovi investimenti ma in ogni caso, nota Castelli, «di questo aspetto
si discuterà più approfonditamente il 15 dicembre, al tavolo tecnico convocato dal sindaco di Massa, Roberto Pucci, per
dare concretezza al verbale dell’incontro del 17 novembre al ministero dello sviluppo economico». In quella sede Governo,
Regione, Eaton, sindacati e istituzioni locali si impegnarono a lavorare alla stesura di un Accordo di Programma finalizzato
al riutilizzo produttivo dell’area Eaton: l’azienda ci metterebbe gli immobili, Governo e Regione risorse per attrarre
investimenti. «E’ questa la sede per discutere del valore dell’area Eaton che senza reindustrializzazione per me vale
zero», aveva sottolineato Pucci nell’assemblea svoltasi in fabbrica martedì scorso, dopo il sit-in dei lavoratori sull’Aurelia.


Torna ai contenuti | Torna al menu