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Le proposte della Fiom

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LE PROPOSTE DELLA FIOM
..................... ROMA, 4 NOVEMBRE 2008

LE RAGIONI DELLA CRISI
La riduzione del valore reale dei salari e
delle pensioni, la riduzione del lavoro a
pura merce con un’estensione della condizione
di precarietà senza precedenti, la
deregolazione del lavoro e sociale, la
scomposizione del ciclo produttivo, sono
parte integrante del processo di questi anni
di finanziarizzazione dell’economia che ha
prodotto la crisi economica e recessiva che
stiamo vivendo, scaricandone i costi sulle
condizioni di vita e di lavoro di milioni di
persone.
Del resto l’idea predominante e di fondo di
questi anni è stata che i consumi si potessero
sostenere con il credito (cioè l’indebitamento
delle persone) e che gli strumenti
finanziari si potessero espandere senza
limiti.
I segnali di una crisi economica dovuta ad
una sovraccapacità produttiva ed al crollo
della domanda e dei consumi erano già
presenti ed in atto. La gravità della situazione
è dovuta anche al fatto che a ciò si è
sommata la crisi finanziaria.
Non siamo quindi in presenza di una crisi
passeggera o di semplice aggiustamento,
ma bensì della crisi di un modello di sviluppo
fondato sulla svalorizzazione del lavoro
e la finanziarizzazione che ha prodotto una
redistribuzione della ricchezza verso i profitti
ed a danno dei salari (di oltre 10 punti
di Prodotto interno lordo) ed un aumento
delle diseguaglianze sociali.
In questo contesto non si può semplicemente
assistere al fatto che ingenti risorse
pubbliche siano indirizzate al salvataggio
delle banche e delle istituzioni finanziarie e
contemporaneamente pensare che un
debole ed in alcuni casi arretrato sistema
industriale italiano da solo possa farcela ad
uscire prima o poi dalla crisi.
Così si sta semplicemente determinando
una situazione paradossale in cui con i soldi
pubblici si salvano le banche ed i costi della
crisi si scaricano tagliando l’occupazione, i
salari, le pensioni e lo stato sociale.

PER INVERTIRE IL PROCESSO
Ciò produce una situazione sociale drammatica
ed inaccettabile.
Bisogna invertire questo processo e porre
al centro nuove politiche pubbliche che
indirizzino l’innovazione dei processi e dei
prodotti.
Significa ad esempio investimenti verso unammodernamento delle infrastrutture, una
nuova idea di mobilità sostenibile, la produzione
di apparecchi elettrodomestici di
consumo e professionali eco-compatibili,
una crescita della dimensione d’impresa
anche attraverso la costruzione di reti tra
imprese.
Si ripropone cioè il problema non solo di
come produrre ma di cosa e perché produrre
per definire un nuovo modello sociale
e produttivo ambientalmente sostenibile,
fondato sulla qualità del lavoro, la ricerca e
l’innovazione.
Allo stesso tempo sono inaccettabili i tagli
allo stato sociale decisi del Governo, che
nei fatti affondano la possibilità di esistere
ad una scuola pubblica e ad un servizio
sanitario pubblico quali diritti essenziali di
cittadinanza e di civiltà.
In realtà tutto ciò rende esplicito e chiaro
che la Confindustria, con il sostegno del
Governo, quando parla di competitività e di
produttività in realtà pensa ad un’ulteriore
intensificazione della prestazione lavorativa,
a un aumento dell’orario di lavoro e della
discrezionalità unilaterale dell’impresa.

NO ALL’ALLUNGAMENTO DELL’ORARIO
È esemplificativo il fatto che il
16 dicembre
il Parlamento europeo è convocato per
approvare una Direttiva europea che prevede,
attraverso la realizzazione di accordi
individuali tra lavoratore e datore di lavoro,
la possibilità di allungare l’orario fino a 65
ore settimanali.
Nel pieno di una grave crisi recessiva ed
occupazionale, la ricetta dei padroni e della
maggioranza dei governi europei è quella
paradossale di aumentare gli orari di lavoro
e peggiorare le condizioni di lavoro.
È importante che i sindacati europei in
modo coordinato ed unitario per impedire
che tale Direttiva sia approvata abbiano
organizzato proprio per il 16 dicembre 2008
una manifestazione europea a Strasburgo,
a cui la Fiom (che insieme a Fim e Uilm è
stata tra i proponenti) è impegnata ad
essere presente con la più ampia partecipazione
possibile.

LE NOSTRE RIVENDICAZIONI PER
COSTRUIRE UNA RETE SOCIALE DI
PROTEZIONE

La radicalità e la pervasività dei processi in
atto richiedono soluzioni ed azioni di sistema,
non episodiche, con un respiro almenoeuropeo e contemporaneamente si rende
necessaria la costruzione di una rete
sociale di protezione per tutti (lavoratori
dipendenti, precari, giovani, migranti e
pensionati) fondata sulla solidarietà e la
giustizia sociale.Bisogna evitare che la legislazione sul
lavoro prodotta in questi anni trasformi
l’attuale crisi finanziaria ed economica in
un conflitto tra lavoratori dipendenti, tra
lavoratori italiani e migranti.
È a partire da questi presupposti che per
affrontare questa nuova situazione riteniamo
necessario un nuovo intervento pubblico
e una spesa sociale esplicitamente finalizzata
e fondata sulle seguenti proposte.



Politiche di sistema
- Un nuovo intervento pubblico nell’economia
ha come primo obiettivo quello di
superare i vincoli definiti a livello europeo
(Maastricht) che altrimenti riducono nei
fatti la spesa pubblica.
- Qualificazione della spesa pubblica con
finalità sociali.
- Un nuovo modello di sviluppo deve assumere
quale vincolo la compatibilità e la
sostenibilità ambientale, le politiche industriali
non possono ridursi ad incentivi per
la rottamazione, ma devono incentivare e
sostenere la ricerca, l’innovazione e la qualità
dei prodotti, del lavoro e dei processi
formativi.
- Le nuove frontiere del futuro, anche per
contrastare la pericolosa tendenza alla
delocalizzazione, devono incentivare ad
esempio la progettazione ecocompatibile,
la riciclabilità dei prodotti, l’introduzione di
controlli sulla conformità dei prodotti
anche importati, lo sviluppo delle energie
rinnovabili ed in questo contesto la sostituzione
dei prodotti.
Anche per questo è necessario che la riorganizzazione
e la ristrutturazione dei settori
industriali abbiano una dimensione europea.
Viceversa, le scelte del Governo e della
Confindustria di contrastare i limiti europei
in materia ambientale sono sbagliate e
poco lungimiranti.

Struttura contrattuale e legislazione sul
lavoro

L’obiettivo della Confindustria e del
Governo è quello di utilizzare la crisi recessiva
in atto per modificare le relazioni sociali
ed industriali fino al punto di puntare neiprossimi anni all’annullamento della contrattazione
collettiva quale strumento democratico
di mediazione tra diversi interessi.
In questo senso
le linee guida definite dalla
Confindustria e le proposte del Governo
prefigurano la riduzione programmata del
valore reale delle retribuzioni e la negazione
di una qualsiasi autonomia contrattuale
sugli aspetti che compongono la prestazione
lavorativa se non in modo subalterno
alle esigenze delle imprese.
Del resto anche il metodo utilizzato da
Confindustria e Governo ha reso evidente
che al sindacato è soltanto consentito di
aderire alle richieste ed alle esigenze delle
imprese.
La produzione legislativa dell’attuale
Governo sta delineando una totale deregolazione
del lavoro nei suoi diversi aspetti
sino ad arrivare alla manomissione dell’art.
18 dello Statuto dei lavoratori.
A differenza del 2001 la strategia del
Governo non declama un plateale e frontale
attacco al diritto del lavoro, ma si sviluppa
attraverso un’azione mirata giorno per
giorno fatta di decreti il cui effetto è ancor
più radicale e pericoloso.
Basta ricordare, ad esempio, alcuni dei
provvedimenti più importanti decisi dal
Governo o in via di discussione in
Parlamento:
- detassazione del lavoro straordinario;
- ripristino del lavoro a chiamata;
- derogabilità dei Ccnl in materia di contratti
a termine;
- peggioramento dell’apprendistato;
- indebolimento delle norme per combattere
lavoro nero e irregolare, l’evasione e
l’elusione fiscale;
- cancellazione della legge sulle dimissioni
volontarie;
- peggioramento delle norme in materia
di orario (notturno e riposo settimanale);
- abrogazione del libro matricola e del
libro paga;
- depotenziamento delle sanzioni e della
natura pubblica dei controlli previsti dal
recente testo unico sulla sicurezza;
- indebolimento degli spazi d’intento per
gli ispettori del lavoro e dell’Inps;
- limitazione degli spazi d’intento del giudice
del lavoro;
- indebolimento dell’art. 18 dello Statuto
dei lavoratori;
- rafforzamento dell’istituto dell’arbitrato.

No al «Libro verde» che cancella la tutela pubblica e universale
Se consideriamo inoltre, le proposte contenute
nel «Libro verde» predisposto dal
ministro del Lavoro, emerge con chiarezza
l’intenzione del Governo di liquidare il ruolo
universale pubblico dello Stato sociale e
degli istituti che ne caratterizzano i diritti
sociali, di cittadinanza, nel lavoro e nell’accesso
al lavoro.
Il Governo in accordo con il mondo delle
imprese e con il mondo assicurativo punta,
attraverso i tagli della spesa socialeannunciati, a trasformare lo Stato sociale
in un nuovo mercato.
I diritti assistenziali, sociali, sanitari, di
tutela al reddito, vengono nelle intenzioni
del Governo sostituiti dagli Enti bilaterali
gestiti dalle Associazioni imprenditoriali e
dai Sindacati.
Così le lavoratrici, i lavoratori, i giovani e i pensionati,
la crisi la pagano due volte e il sindacato,
se accetta tale impostazione, nei fatti
cambia la propria natura e il proprio ruolo.



www.fiom.cgil.it

Ammortizzatori sociali e occupazione
- Estensione a tutte le tipologie d’assunzione
ed a tutte le imprese della possibilità
di aver diritto e di ricorrere alla cassa integrazione
guadagni ed alla mobilità;
- ripristino dell’integrazione salariale
nella misura dell’80% (in caso di ricorso
alla cassa integrazione) della retribuzione
complessiva che sarebbe spettata per le
ore di lavoro non prestate e conseguente
superamento dei massimali attualmente
stabiliti dalla legge;
- incentivazione all’utilizzo dei contratti di
solidarietà;
- aumento della indennità di disoccupazione
ordinaria al 60% fino al 12° mese;
- definizione di un reddito d’inserimento
con percorso formativo per i giovani disoccupati;
- definizione di un meccanismo che superi
quanto previsto dal Regolamento attuativo
della legge Bossi-Fini in caso di mobilità
e conseguente prolungamento della
durata del permesso di soggiorno rispetto
a quella attualmente prevista.

Fisco e retribuzione
Con l’azione del Governo, nei fatti si è
allentata l’azione di contrasto per ridurre
l’evasione fiscale che rimane la più grande
ingiustizia sociale del nostro paese.
È inoltre evidente che un’azione che agisca
a favore delle retribuzioni del lavoro dipendente
può avere anche una funzione anticiclica,
sul versante economico e produttivo,
favorendo una ripresa dei consumi.
Occorre quindi agire in due direzioni: con
provvedimenti di carattere transitorio e
congiunturale e con provvedimenti di
carattere strutturale.
- Provvedimenti transitori
• detassazione per gli anni 2008 e 2009
della tredicesima mensilità;
• detassazione dell’integrazione salariale
in caso di ricorso alla Cassa integrazione,
quale provvedimento alternativo e sostitutivo
della detassazione degli straordinari.
- Provvedimenti strutturali
• ripristino della restituzione del drenaggio
fiscale (che per il 2008 comporterebbe
per il lavoro dipendente una restituzione
media di almeno 360 euro annui);
• detrazione delle spese sostenute per
sostegno a familiari/coniuge/convivente
non autosufficiente;
• elevazione della tassazione delle rendite
finanziarie fino al 20%;• tassazione alla aliquota più alta oggi esistente
delle stock option erogate ai dirigenti
d’impresa;
• superamento della defiscalizzazione
degli straordinari e delle quote di salario
unilateralmente erogate dalle imprese non
frutto della contrattazione collettiva.
È inaccettabile che un’ora di lavoro straordinario
costi alle imprese meno di un’ora di
lavoro ordinario.
È una misura contro l’occupazione e che sa
di beffa verso i lavoratori.

Provvedimenti immediati
Ci sono 2 provvedimenti legislativi che il
Governo ed il Parlamento, e quindi tutte le
forze politiche, dovrebbero immediatamente
fare:
-
una nuova legge sull’orario
Per ripristinare l’orario massimo giornaliero
e settimanale rispettivamente nella
misura di 8 ore e di 40 ore;
-
una nuova legge sulla rappresentanza
Per sancire che gli accordi e le piattaforme
sono validi quando le lavoratrici ed i lavoratori
interessati tramite Referendum nella
loro maggioranza li approvano.
Del resto a fronte di una situazione in cui
esistono diverse posizioni, tra le organizzazioni
sindacali, l’unico modo per evitare
accordi separati è quello di far decidere le
lavoratrici e i lavoratori.
La democrazia diventa così lo strumento
con cui le lavoratrici ed i lavoratori possono
costruire le condizioni per una nuova
fase di azione unitaria.

MOBILITAZIONE GENERALE
È a partire da queste considerazioni che la
Fiom ha proclamato una giornata di sciopero
generale della categoria per il 12
dicembre 2008.
Ciò sarà preparato con attivi delle delegate
e dei delegati in tutti i territori e con una
campagna di assemblee da convocare in
tutti i luoghi di lavoro.
Le proposte che la Fiom avanza e la mobilitazione
delle lavoratrici e dei lavoratori
metalmeccanici intendono contrastare le
politiche fino ad oggi realizzate dal Governo
e dalla Confindustria, e ne chiedono un
profondo cambiamento.
Inoltre, la Fiom ribadisce il sostegno all’azione
di contrattazione collettiva per i rinnovi
dei contratti aziendali e di secondo livello
unitariamente avviate nella nostra categoria.
La Fiom-Cgil considera necessario per
difendere l’occupazione e qualificare la
struttura industriale, rivendicare e rimettere
al centro un ruolo di responsabilità
sociale dell’impresa per contrastare processi
di delocalizzazione anche vincolando
le imprese a investimenti, interventi industriali
e occupazionali sostitutivi sul territorio,
riconfermando l’indisponibilità ai
licenziamenti collettivi ed alle chiusure
degli stabilimenti.


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