Vertenza Eaton


Vai ai contenuti

Mercoledi 29 ottobre 2008

Tutta la storia

MERCOLEDÌ, 29 OTTOBRE 2008
Pagina 1 - Massa - Carrara
Eaton rompe gli accordi, esplode la protesta
Operai in corteo, Aurelia paralizzata. E all’Skf scatta la cassa integrazione
Marcia indietro sugli ammortizzatori sociali Sindacati e istituzioni: decisione provocatoria e irresponsabile,
deve intervenire il ministro
MASSA. Prospettive cupe per i lavoratori Eaton. La multinazionale di Cleveland fa una clamorosa
marcia indietro: avete capito male, nessuna cassa integrazione ordinaria per i 345 dipendenti. Ma
solo «straordinaria». Una differenza non lessicale: la Cig straordinaria si adotta quando l’azienda va
verso la chiusura, per accompagnare gli operai alla mobilità. Precisamente quello che sindacati e
istituzioni volevano bloccare e che l’accordo di Roma del 23 ottobre scorso sembrava avere
bloccato. Un malinteso, un errore di trascrizione, sostiene Eaton: parlamentari, sindaci, sindacati e
anche il capo di gabinetto del governo avrebbero capito fischi per fiaschi.
I dirigenti della multinazionale di Cleveland lo hanno confermato ieri mattina in un incontro coi segretari di
Fiom, Fim e Uilm all’Associazione Industriali: non abbiamo mai dato disponibilità alla Cig ordinaria (quella
che viene concessa a fronte di crisi transitorie dell’azienda), non ci siamo intesi. Non solo: Eaton ha anche
fatto capire che all’incontro fissto per il 10 novembre a Roma (per discutere di tutte le vertenze Eaton in
Italia) neanche si presenterà.
«Una presa in giro», un «voltafaccia» pieno di «arroganza e irresponsabilità», reagiscono sindacati e
lavoratori. La rabbia viene contenuta a fatica nell’assemblea in fabbrica che segue l’incontro ad
Assindustria.
Alle 15,30 i lavoratori escono in strada. Un corteo di ombrelli e impermeabili invade l’Aurelia. Il traffico è
bloccato, gli operai marciano verso la prefettura, sotto una pioggia insistente che, all’arrivo in centro, si
trasforma in un nubifragio. «Vergogna, vergogna», «Eaton bugiarda», gridano tra pozzanghere e scrosci
d’acqua.
L’azienda, spiegano Marco Battistini, segretario dei metalmeccanici Cisl, e Franco Borghini segretario
Uilm, ha compiuto un atto mai visto: ha rinnegato un accordo sottoscritto e condiviso appena una settimana
fa. Non ha detto: la nostra posizione è cambiata, no: ha semplicemente sostenuto che avevamo capito
male. «Un atteggiamento provocatorio, non permetteremo che giochino così sulla pelle degli operai».
Quella della cassa ordinaria - proseguono i sindacati - non era la soluzione, lo sappiamo tutti. Eaton aveva
confermato anche davanti al capo di gabinetto (Gianfranco Castano) del ministro per lo Sviluppo
economico la sua intenzione di cessare l’attività a Massa. Ma quell’accordo doveva servire a dare tempo -
13 settimane - per trovare una soluzione, per discutere con serenità delle prospettive dello stabilimento e
dei lavoratori. La marcia indietro, invece, chiude ogni prospettiva.
Quando il corteo dei lavoratori arriva in piazza Aranci, ci sono la vicesindaco Martina Nardi con la fascia
tricolore, gli assessori provinciali Paolo Baldini e Raffaele Parrini, il vicesindaco di Carrara Andrea Zanetti,
la ex parlamentare Elena Cordoni ad attenderli. La folla irrompe nel palazzo rosso, chiede a gran voce di
parlare con il prefetto. È il vice prefetto Girolamo Bonfissuto a presentarsi nella sala consigliare strapiena e
rabbiosa. Parla di tre versioni differenti del verbale di accordo del tavolo di Roma, «ognuna con
interpretazioni diverse, e non in tutte è chiaro il ricorso alla Cig»». Dunque, è la sua proposta, «la prefettura
può farsi tramite per riconvocare un tavolo al ministero in cui si riaffronti l’intera questione». Proposta
bocciata.
«Le versioni saranno anche tre, ma quella valida è quella che è sul sito web del ministero, quella che tutti
abbiamo concordato al tavolo romano. Compito del governo e della prefettura che lo rappresenta a livello
locale è di richiamare Eaton al rispetto degli accordi», è il senso degli interventi dell’assessore Raffaele
Parrini come del suo collega Paolo Baldini.
«Io c’ero a quel tavolo e confermo: non abbiamo capito male. È Eaton che, irresponsabilmente, cambia le
carte in tavola. Chiediamo un nuovo intervento del governo, che richiami l’azienda alle sue responsabilità. E
chiediamo che, questa volta, il governo sia rappresentato dal ministro Scajola stesso o almeno da un
sottosegretario, non da un tecnico», incalza Patrizia Bernieri, segretaria provinciale della Camera del
Lavoro.
Sindacati, lavoratori, isituzioni sono, dunque, ancora unite: chiediamo il rispetto rigoroso dei tre punti di
quel verbale: sospensione della mobilità, cassa integrazione ordinaria per 3 mesi, convocazione del nuovo
tavolo il 10 a Roma. Il viceprefetto prende atto: questa è la vostra richiesta, questo rappresenterò al
governo.
Ma si badi, avverte Alessio Castelli, segretario di Fiom, «gli operai non staranno più fermi: oggi hanno fatto
il corteo sull’Aurelia, domani faranno altre cose e dopodomani altre...».
A sera arriva la notizia che anche la Skf ricorre alla cassa integrazione in tutti gli stabilimenti italiani del
gruppo: a Massa per quattro giorni. Erano 16 anni che non lo faceva.
La lotta sarà lunga.
Claudio Figaia


Torna ai contenuti | Torna al menu