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Tutta la storia
LO SCIOPERO GENERALE PROVINCIALE PROCLAMATO DA CGIL, CISL E UIL
di ANNA PUCCI
— MASSA CARRARA —
IN PIAZZA per dire «no» al declino del territorio e per chiedere alle istituzioni e alle imprese di fare la loro parte contro la
crisi. E’ stata massiccia la partecipazione allo sciopero generale provinciale proclamato per ieri da Cgil, Cisl e Uil. In
piazza sono scesi non solo migliaia di lavoratori di vari settori, pubblici e privati, ma anche le istituzioni locali e i partiti
tutti, da Rifondazione (presente anche con il segretario nazionale Paolo Ferrero) alla Destra. Ed è stata una partecipazione
sentita, come non accadeva da tempo: c’è paura per il futuro. Non solo tra chi rischia a breve il licenziamento o tra i
precari ma anche tra chi oggi ha un lavoro “tutelato”. E probabimente anche tra chi fa piccolissima impresa: non tutti,
certamente, ma comunque numerosi commercianti che hanno abbassato le saracinesche dei loro negozi al passaggio del
corteo. Cresce, insomma, la paura di ritrovarsi all’improvviso più poveri, con un capovolgimento totale di prospettiva. Un
segnale drammatico e chiarissimo del quale dovrà prendere ancora una volta atto anche il presidente della Regione
Toscana, Claudio Martini, che oggi pomeriggio alle 16.30 parteciperà, a Palazzo Ducale, alla riunione straordinaria del
Tavolo Istituzionale.
IL RUMOROSO corteo, con striscioni e bandiere di sindacati e forze politiche, scandendo slogan, è partito dallo
stabilimento Eaton, in via Aurelia Ovest, per poi raggiungere, poco prima di mezzogiorno, il centro di Massa, con comizi
finali davanti al palazzo della Prefettura, organi periferico del Governo al quale erano indirizzati molti dei moniti della
piazza. Tra la folla che ha sfilato lungo l’Aurelia c’erano i sindaci e il presidente della Provincia in fascia tricolore,
assessori, consiglieri comunali e provinciali ed anche i rappresentanti di diverse delle associazioni di categoria che
nell’incontro di lunedì alla Camera di Commercio con Cgil, Cisl e Uil avevano espresso «condivisione sull’analisi e gli
obbiettivi» che hanno portato i sindacati a proclamare lo sciopero. Sul palco in piazza Aranci hanno preso posto i vertici
sindacali e istituzionali: tra gli altri, il presidente Osvaldo Angeli, i sindaci Roberto Pucci e Angelo Zubbani, il deputato
Andrea Rigoni, la consigliera regionale Anna Annunziata. La segretaria provinciale della Cgil, Patrizia Bernieri, ha illustrato
la “piattaforma” della manifestazione (si veda servizio nella pagina successiva): al suo fianco, a sottolineare l’unità
d’intenti dei confederali, c’erano Sergio Zangolli della Cisl e Franco Garbati della Uil. Hanno poi parlato i rappresentati
delle Rsu degli stabilimenti oggi “in trincea”: Domenico Bianchini di Eaton, Emanuele Peselli di Nca e Gabriella Lattuada di
Ica. L’intervento conclusivo è stato affidato a Vito Marchiani, segretario regionale della Uil, a nome anche dei segretari
regionali della Cgil, Alessio Gramolati, e della Uil, Maurizio Petriccioli, presenti.
SUI NUMERI, come sempre, le versioni sono diverse: secondo i sindacati, in piazza per la manifestazione sarebbero scese
diecimila persone mentre la questura parla di 3-4mila presenze. Non ci sono invece dati sulle astensioni dal lavoro ma è
facile immaginare che nel comparto metalmeccanico abbia scioperato la stragrande maggioranza dei dipendenti, con
significative adesioni anche negli altri settori industriali, a partire dal lapideo, ma anche nel pubblico impiego locale e nei
servizi. In primo piano le vicende della Eaton, Nca, Italcementi e Ica ma senza perdere di vista la realtà: in certe crisi,
hanno sottolineato i sindacati, nessuno è al sicuro.