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GIOVEDÌ, 16 OTTOBRE 2008
Pagina 3 - Massa - Carrara
La crisi vista dalla Fiom e i soldi nell’ultima busta paga
Contratti weekend e la beffa del premio di risultato
MASSA. Giovani costretti ad andare fuori provincia per investire sul proprio futuro? la crisi di
Eaton vuol dire anche questo, ma Fiom-Cgil non si rassegna a questa prospettiva e rimarca la sua
posizione in difesa del lavoro nel nostro territorio.
«Abbiamo il dovere di difendere questo stabilimento - afferma Paolo Gozzani, segretario confederale della
Cgil, con riferimento alla Eaton -, non ci arrendiamo all’idea di mollare questa realtà produttiva che ha dato
sviluppo al nostro territorio». Posirimarcata anche dal segretario provinciale Fiom Alessio Castelli: «Stiamo
assistendo alla chiusura di uno stabilimento che ha sempre dato ottimi risultati, anche in termini di profitto
per l’azienda. Nell’ultima busta paga è addirittura stato riconosciuto il premio di risultato ai dipendenti (di
circa 145 euro ndr.). Eaton non può pensare di derubare questo territorio andandosene senza nessun
onere da pagare. A tal proposito è indispensabile che quelle aree rimangano uno spazio produttivo».
Tra i lavoratori c’è rabbia e preoccupazione anche voglia di lottare. «Mi sento un lavoratore calpestato
nella mia dignità - afferma, Luigi Bertolini, Rsu aziendale della Fiom -, sono stato assunto con un contratto a
week-end: mentre nel fine settimana io andavo a lavorare i miei coetanei andavano a divertirsi. L’ho fatto
perché credevo di costruirmi un futuro, invece oggi mi trovo in mezzo ad una strada».
«Pensavo che aiutare questa fabbrica potesse servire ad aiutare anche noi stessi - afferma Giovacchino
Pitanti, anch’egli della Rsu - ma oggi ci sentiamo solamente sfruttati e calpestati nei nostri diritti». A fianco
dei lavoratori si stringono anche i leader storici della Fiom che chiedono all’azienda un gesto di
responsabilità. «Quando, a metà degli anni’80, la Eaton si presentò - afferma Roberto Marcheselli, allora
segretario Fiom - la accogliemmo con grande disponibilità anche se sapevamo che magari non era la scelta
migliore per il nostro territorio, ma era l’unica alternativa per creare posti di lavoro. Oggi loro hanno il dovere
morale di darci un’alternativa produttiva per far fronte al disagio sociale che loro stessi hanno creato».
I sindacati invocano però anche una presa di posizione del governo. «Mentre a livello nazionale si discute
degli effetti della crisi economica qui gli effetti si sentono già - aggiunge Angelo Fruzzetti, ex segretario della
Camera del lavoro -, il governo ha il dovere di dare delle risposte, di passare dai concetti teorici ai concetti
pratici».
La crisi rischia di espandersi a tutti i comparti produttivi, per questo i sindacati invocano la vicinanza di tutti
per far fronte ad una situazione così difficile. «Non abbiamo ancora visto il fondo - afferma un’altra figura
storica della Cgil come Luciano Della Maggesa - siamo in una situazione difficilissima, basti pensare che
dall’inizio dell’anno ad oggi sono state circa 2500 le ore di cassa integrazione straordinaria, così come
abbiamo un rapporto bassissimo (0,94) tra lavoratori dipendenti e pensionati. Dobbiamo invertire la
tendenza per il futuro del nostro territorio».
Nicola Del Vecchio
iltirreno