Vertenza Eaton


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VERSO LO SCIOPERO GENERALE - 12 dicembre

Storia della Eaton

VERSO LO SCIOPERO GENERALE - 12 dicembre

Associazione Difesa Lavoratori

Come ADL-Cobas abbiamo colto con molto favore la decisione uscita dall'assemblea degli studenti di proclamare una giornata di sciopero generale e generalizzato per il 12 dicembre. Abbiamo apprezzato
ulteriormente la decisione presa in primo luogo dalla CUB e successivamente, dal "Patto di Consultazione" (CUB, SDL, COBAS) di proclamare lo sciopero sempre per il 12 .
Ci sembra molto importante, in un momento come questo, nel quale si sta manifestando un grande movimento di lotta che mette in discussione alla radice le scelte del governo in materia di formazione, scendere in piazza al fianco dell'"onda anomala" per contribuire a determinare oggi un nuovo passaggio importante nell'espansione ed allargamento di un movimento autonomo e indipendente capace di trasformare la realtà.
Crediamo che se fosse prevalsa la scelta di stare fuori dalla giornata del 12 dicembre, si sarebbe compiuto un grave errore, in quanto, non essere presenti in quella giornata vorrebbe dire chiamarsi fuori da un
movimento di lotta che parla un linguaggio universale e che va a toccare punti nevralgici del modo di concepire uno dei beni comuni fondamentali che è quello della formazione. Si è detto che il sindacalismo di base, indicendo lo sciopero del 12 avrebbe fatto un grosso regalo alla CGIL e, alla luce di questa considerazione, avrebbe dovuto chiamarsi fuori. Una simile valutazione nasce da una considerazione di sé che ci lascia sconcertati. Noi pensiamo che il variegato mondo del sindacalismo di base non può credere di poter competere con quello confederale in una disputa infinita nella quale, certosinamente, si verifica giorno dopo giorno quante tessere in più si è riusciti a strappare ai confederali. La vera competizione con partiti e sindacati sta soprattutto nella capacità di stare nei movimenti di massa, di riuscire anche a promuoverli, perchè è solo a partire da essi che si possono fare salti in avanti nei rapporti di forza tra le classi. In questa ottica l'"onda" ha fatto saltare gli equilibri esistenti ed ha rimesso al centro del conflitto, che verte sul problema scuola-formazione, la possibilità di trasformare qui ed ora "lo stato di cose presenti". In questo senso la valenza di questo movimento travalica di gran lunga la specificità del contendere e assume una rilevanza straordinaria, perchè si esprime in modo autonomo e indipendente da partiti e sindacati. Pensare che questo movimento si ponga il problema se essere equidistante o meno dai sindacati e dai partiti significa non avere capito nulla della portata del movimento stesso, in quanto non è il movimento che si deve porre questo problema, ma è esattamente il contrario, sono cioè le forze politiche e sindacali che si devono porre il problema di come rapportarsi con esso. Non cogliere questo aspetto da parte di chi dovrebbe avere nel proprio DNA un approccio di questo genere, è veramente preoccupante ed anche imbarazzante, per chi, come noi, da sempre si muove per costruirli movimenti di questo genere.
Ciò detto, ci stiamo muovendo per arrivare alla giornata del 12 dicembre costruendo un percorso di lotta che sappia declinare ovunque la parola d'ordine "la vostra crisi non la vogliamo pagare noi" portando in piazza anche altre istanze che devono trovare il modo di raccordarsi con quanto sta avvenendo nel mondo della scuola.
Lavoreremo per fare in modo che quella parola d'ordine risuoni con forza in tutte le piazze e non diventi successivamente uno slogan vuoto che i sindacati confederali, CGIL in testa (vedi il comportamento tenuto con i lavoratori dell'Alitalia da parte della CGIL), trasformeranno nella solita litania delle compatibilità.
Partire oggi con una posta in gioco alta perchè c'è un formidabile movimento di lotta in piedi, per poi scendere a patti con le modalità che siamo soliti ritrovare nelle varie vertenze sindacali. Ma questo nodo non si scioglie chiamandosi fuori da una giornata nella quale la CGIL ha proclamato lo sciopero per cercare di contenere l'onda evitando che produca rotture irreparabili con il quadro istituzionale.
E' una storia già vista che rientra nella storia dei conflitti degli ultimi decenni, nei quali CGIL da una parte e partiti di vario genere hanno sempre cercato di imbrigliari i movimenti di lotta per ricondurli alle logiche delle compatibilità. Noi vogliamo contribuire a fare in modo che ciò non avvenga e che i movimenti si esprimano nella più completa autonomia e con la capacità, così come sta già avvenendo, di saper fermare i processi restaurativi e, al tempo stesso, proporsi come soggetto di cambiamento.
Lavoreremo per portare in piazza un'altra fondamentale istanza riguardante la condizione attuale dei migranti. E' risaputo che l'attuale crisi non è assolutamente prevedibile circa gli effetti che produrrà sugli oltre 3 milioni di migranti presenti regolarmente nel territorio nazionale e sulle centinaia di migliaia di migranti che oggi sono qui e lavorano senza documenti. Ciò che è certo è che l'attuale legge, aggravata dagli ultimi provvedimenti del Governo in materia di "sicurezza", produrrà gravissime conseguenze sulla vita dei
migranti. E' risaputo che una grossa fetta di migranti è inserita nel ciclo produttivo con forme di rapporti di lavoro estremamente precari, che spesso non contemplano alcun ammortizzatore sociale. Le conseguenze di questa crisi agiscono prima di tutto sui rapporti di lavoro precari e ciò significa che moltissimi immigrati si
ritroveranno senza lavoro e senza ammortizzatori, rischiando di perdere anche il permesso di soggiorno e di diventare clandestini. Per queste ragioni, da più parti si sta lavorando per costruire una nuova prospettiva di lotta riassunta nello slogan "un giorno senza di noi" che vuole significare costruzione di un movimento di lotta indipendente capace di produrre uno "STOP" all'efficacia della Bossi-Fini in materia di perdita del permesso di soggiorno in relazione al contratto di lavoro, di fermare i nuovi provvedimenti speciali e di impedire che la crisi produca anche perdita della casa per impossibilità di pagare i mutui o gli affitti.
Su questo punto esiste poi forte preoccupazione per quanto sta avvenendo nelle nostre città, il meccanismo dei mutui sia a tasso variabile che fisso da usura, con l'inevitabile indebitamento di massa ha raggiunto livelli drammatici, in una situazione che già di per se stessa non era tollerabile prima dell' "ufficializzazione"
della crisi finanziaria. Il minacciato sfratto per gli assegnatari di alloggi popolari ATER morosi di questi giorni è addirittura grottesco nelle sue motivazioni e va a sommarsi con gli sfratti già programmati da tempo e non più prorogati. Crediamo che il tema del diritto alla casa e all'accoglienza sia uno dei temi principali entro cui la crisi si farà valanga sui nostri territori, e riteniamo giusto che questo assuma la giusta centralità anche nelle lotte sociali e sindacali.
Ci auguriamo che la giornata del 12 dicembre possa rappresentare un ulteriore salto di qualità verso la ridefinizione di una forma-sindacato che sia effettivamente al servizio delle lotte e del conflitto e non asservita a logiche gruppettare e minoritarie, ci impegneremo da qui al 12 dicembre affinchè l'appello dei tre Sindacati di base si traduca in una grande giornata di lotta.
26 NOVEMBRE 2008
ADL-COBAS


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